Cagliari è una città meravigliosa. Nemmeno 200mila abitanti, costruita su un piccolo promontorio, discende da un castello medievale fino al mare. Ha una spiaggia cittadina di sette chilometri di sabbia bianca finissima ed acqua cristallina e si percorre a piedi - da un capo all'altro della città - in meno di mezz'ora, andando di buon passo. Ci ho vissuto dodici anni ed ho ricordi bellissimi. Ancora oggi, ci torno ogni anno per l'estate. Arrivai la prima volta a fine 1988. La data è importante. Avevo undici anni e la passione per il calcio iniziava a raggiungere livelli patologico-maniacali. Pur essendo sfegatatamente romanista, mi affezionai subito alla squadra di casa, iniziando pian piano ad andare al Sant'Elia con gli amici. Il Cagliari giocava in serie C e da quell'anno l'allenatore era un giovanotto romano alle prime armi, ex bandiera del Catanzaro in serie A degli anni ottanta. Si chiamava Claudio Ranieri. Di quella squadra, i soli nomi che i più appassionati possono ricordare - perché arriveranno fino alla serie A in soli tre anni - erano il portiere Ielpo, il difensore Gianluca Festa e i centrocampisti Massimiliano Cappioli, Ivo Pulga e Luciano de Paola. Ma allora le stelle erano il regista Bernardini e la coppia d'attacco Paolino-Provitali. La giocata più caratteristica era il calcio di punizione, perché Bernardini la toccava per Cappioli (che poi tirava al volo) "scucchiaiandola" e non rasoterra (per capire di cosa parlo, clicca qui). Da quando arrivai, vinsero tutto. Serie C, Coppa Italia di categoria e serie B l'anno dopo, andando a braccetto col Parma di Nevio Scala ed incrociando anche il primo Foggia di Zeman. Al primo anno di serie A - quello della Samp scudettata, dell'Inter dei tedeschi, del Milan degli olandesi e del Napoli di Maradona - si aggiunsero giocatori importanti: il trio uruguagio Herrera-Fonseca-Francescoli (quest'ultimo, uno dei giocatori più sublimi che abbia mai visto giocare), il veterano Matteoli e i difensori Firicano, Puxeddu e Napoli. Esordirono in casa con uno 0-3 contro l'Inter (io c'ero, tripletta di Klinsmann) e conclusero il girone d'andata ultimi a otto punti. Nessuno si era mai salvato in quelle condizioni. Loro sì. Andando anche a pareggiare in casa dei futuri campioni, rimontando da 0-2 con una rovesciata indimenticabile di Fonseca. Seguirono anni forse irripetibili, culminati col sesto posto in campionato targato Mazzone e la successiva partecipazione alla Coppa Uefa (sotto la guida del compianto Bruno Giorgi: un vero signore), in cui furono eliminati solo in semifinale dall'Inter che poi vinse la coppa. Che ricordi. E che giocatori incredibili ho visto in quegli anni allo stadio. Alè Kasteddu! Quindi non posso esimermi, lo capirete, dal dedicare queste righe alla mia amate seconda squadra, che ha appena conquistato un altra mirabolante salvezza, a distanza di tanti anni, sempre guidata da quell'eterno giovanotto che non è più alle prime armi ormai e che tutti conosciamo ed ha appena annunciato il suo ritiro. Grazie di cuore, Sir Claudio.
E adesso veniamo a noi. Con la stessa sagacia e sapienza, bisogna riconoscere che Gregorio Comandini sta guidando i compagni di turno (ma soprattutto sé stesso) verso il traguardo finale. Assente Giraldi, c'è l'opportunità di mettere una pietra ormai tombale sul trofeo. E così, sarà, seppure in una partita strana ed oggettivamente non bella. A tratti psicopatica. Queste le formazioni.
Il primo tempo ha visto i rossi maciullare gli avversari in contropiede. L'ordine del capitano è "difendete ed aspettate i loro errori". Manna dal cielo. L'insolita difesa bianca gioca alta, lascia campo alle spalle e non ha velocità per contenere la corsa di Lovis in campo aperto, con Basilio e Antonello (riportato in mediana) liberissimi di ispirarlo. Ma prima ancora, ad ispirarlo ci hanno pensato gli avversari con un retropassaggio assurdo che lanciava Marco a tu per tu, clamoroso errore davanti agli occhi sgomenti del figlio. Si rifarà con gli interessi poco dopo, con una fortunata carambola su calcio d'angolo. Uno a zero. Poi due. Poi tre. Poi quattro. Poi cinque! "Oh my God" pensa Chiaps. Eh, si, perché i rossi strabordano. Russo trova un mezzocolloesternoalvolodidestro "alla Pavard" che s'infila nell'angolo alto opposto, Di Flumeri chiude in tap-in un contropiede a campo aperto, di nuovo Russo insacca facilmente il quarto e regala l'assist del quinto a Lovisatti a porta vuota, tutti in contropiede. Nella ripresa, il partenopeo passa al 442, spostando Pipit all'ala e Miniati in Mediana. Va meglio. Silvestri inizia a smaltire la sbronza dell'aperitivo (offerto da Greg, free drink). I rossi, ormai tronfi e privi di stimoli (abbiamo visto Comandini mettersi le infradito sul 5-0), abbassano la presa e i chiappettosi rialzano la testa. Luongo ribadisce in rete una bella parata di Emilio a tu per tu, Silvestri trova un bel destro dalla distanza e poi Izzo trova il guizzo (scusate la rima) e batte Emilio dal centro dell'area. Cinque a tre. Greg alza lo guardo e Lovisatti subito esegue, sei a tre. Sempre in contropiede. Nel finale, però, i bianchi prendono ancora campo fino al 5-6 (colpo di testa di Chiaps e sinistro di Giudice), trascinati da un Teddy a tutto campo e dai guizzi di Pipitone sulla sinistra e Silvestri dietro le punte. Nei rossi vincitori, Greg, Basilio, Antonello, Mally e Lovisatti hanno fatto una partita sontuosa, almeno per tre quarti. Finisce così, classifica sostanzialmente invariata nel mezzo, ma Greg allunga a +9 e Teddy consolida i marcatori.
MoM: Lovisatti - Izzo
PAGELLE KASTEDDAIE



























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