venerdì 17 maggio 2024

XXX GIORNATA

 


Nel 1970 la Rai manda in onda per la prima volta "90° minuto". Il titolo originale della trasmissione era Novantesimo minuto, tutto in lettere. Inizia alle ore 17:45. Col tempo inizierà attorno alle 18 (o anche 18.10) e nel 1976 si chiamerà "90° minuto" (scritto con il numero).  Inoltre, nel 1976, sarà il primo programma a trasmettere le immagini con registrazione elettronica RVM (una vera innovazione per l'epoca) e quello che andrà per la prima volta in onda a colori. E' il programma che permetteva per la prima volta di vedere i gol della domenica in tv. In poco tempo, diventò il seguito ideale di "Tutto il calcio minuto per minuto", il momento in cui gli appassionati si riunivano attorno al televisore. Cerimoniere di quel nuovo rito collettivo del Paese, era il giornalista Paolo Valenti, che in meno di un'ora permetteva ai tifosi di vedere i momenti salienti delle partite, collegandosi con gli stadi, per dei servizi in diretta di circa tre minuti. 

"90° minuto" divenne ben presto un programma cult sopratutto perchè permetteva ai giornalisti delle sedi locali di avere il loro piccolo spazio di gloria e fama. Cronisti che durante la settimana si occupavano di criminalità, di politica, di cronaca, la domenica erano a seguire le imprese delle squadre della propria città (o regione). Ben preso, la loro verve e il loro spirito tifoso divenne la chiave del programma, che puntò molto sul campanilismo tipico degli italiani. Il calcio in tv era ancora vissuto con l'innocenza degli anni 70 e 80. Anzi, era così candido proprio perchè fuori dagli stadi il Paese era rovente e inquieto e viveva gli anni di piombo. Rifugiarsi nei volti ordinari e un po' naif di quei personaggi che sembravano caricature fu salvifico per un popolo di tifosi come il nostro, che poterono così vivere di gusto gli anni d'oro del calcio italiano, quelli che videro scendere in campo i più forti giocatori del mondo come Diego Maradona, Paulo Roberto Falcao e Michel Platini. Era un calcio ricco e prosperoso, un Paese che visse poi la vittoria dei Mondiali del 1982 come una liberazione dopo gli anni del terrorismo, della violenza, della cupezza. Così alla domenica, il televisore acceso su 90° minuto era una sorta di focolare domestico attorno al quale si riunivano le famiglie, e che diventava centrale anche nel palinesto televisivo, prova ne siano i ganci continui che si ebbero con Domenica In. Ecco, ieri sera le punzecchiature degli astanti Ringhioz in campo mi hanno riportato a quel clima, acceso ma in fondo sempre un po' ovattato, litigioso ma familiare, beffardo ma zuccheroso, in cui si  digrignavano i denti, ma si rideva sotto i baffi. Un profluvio di chiamate, rigori, falletti, fuorigioco leggere come quelle imbeccate canzonatorie, stranianti come quelle cravatte a pois che non hanno però inficiato una buona partita, combattuta, arcigna, anche giocata su buoni livelli, come registra il cronista dopo il suo "Amici sportivi, buonasera".

Comandini schiera una difesa a quattro con Manacorda e Vollera esterni, lui e Granito centrali. A centrocampo Valenti, Chiaps e il giovane Pinelli (talentuoso ma anarchico) si alternano nel giocare un passo avanti a Pipitone. Russo e Silvestri sono gli esterni, Giudice la prima punta. Si ruota in porta, ma con giudizio: è scritto tutto in un pizzino svolazzante che Comandini ha redatto sul retro di uno scontrino fiscale. Due caffè, 2 euro e quaranta.Giraldi ha Cappiello in porta, Isesele e Pepiciello strana coppia di centrali, a destra Mallimaci o come si scrive e a sinistra l'adattato (e adattabile) Di Flumeri. Di Florio porta la croce a centrocampo, aiutato da Geno caschetto d'oro e dal capitano che ormai stabilmente centrocampista centrale. Perosini è il falso nueve, con Mancini e il ritrovato Renzi ad arare le fasce. 


Pronti via e Russo si fa trovare pronto per il tap-in dall'altro lato della porta, su servizio di un Vollera sceso sul fondo a sinistra, imbeccato a sua volta da una rabona di Silvestri. I Rossi giocano meglio e prendono campo. Pipitone e Valenti si appoggiano a Silvestri quando sono in difficoltà, Giudice dimostra di essere in palla, Pinelli ricama senza timidezza. Sono due incertezze difensive rosse a dare ai Bianchi due grandi occasioni. Pipit perde palla da portiere in un contrasto con Di Florio, ma Perosini indugia troppo con la porta vuota e Manacorda si immola sulla linea. Lo stesso "Pero" non approfitta di un altro intoppo sulla destra, e spreca una buona occasione pochi minuti dopo. Sull'altro fronte, Silvestri prende una traversa (mentre due saranno le traverse bianche, con Renzi nel primo tempo e punizione di Perosini nella ripresa), ma i Rossi trovano il raddoppio con un colpo di testa di Chiaps, che si inserisce su cross di Giudice. Il 2-0 è il risultato su cui si va a riposo, dopo un po' di scaramucce per qualche fischio di troppo, e soprattutto per un diverso metro di giudizio su alcuni falli, tra chi interpreta all'inglese e chi più fiscale chiede la punizione. Sarà così anche nella ripresa, quando una punizione verrà ripetuta. Col cambio di campo infatti, i Bianchi avanzano in baricentro e si fanno pericolosi. Accorciano con Giraldi che supera il portiere Comandini con un lob da fuori area, e mettono in difficoltà i portieri rossi in più di una occasione. Greg però non perde la bussola. Sabato trippa, mi correggo Sabato Crippa. Qualcuno dei suoi cala, ma quando l'affanno aumenta si mette la palla in banca da Silvestri. Le ripartenze sono sempre gioiose e spesso efficaci, Chiaps supera Isesele con un lob e mette al centro di sinistro ma Silvestri spreca. Teddy supera anche il portiere ma si incarta con un dribbling di troppo. La temperatura sale e qualche discussione di troppo esacerba gli animi. Poi, la partita riprende la sua rotta. Giudice segna su punizione il 3-1, e Silvestri allunga ancora su rigore concesso per un fallo di mani di Giraldi, che prende palla in area scomposto come una marionetta. Ma come dicevano quelli bravi, Silvestri chiama, Renzi risponde. Il 2-4 finale è infatti di Graziano, che trova il gol della serata con uno splendido tiro da fuori area, a corredo di una prova eccellente che gli vale un MoM praticamente plebiscitario. 

La classifica fatevela voi, tre punti ai Rossi, uno ai Bianchi.

MoM: Pinelli - Renzi


PAGELLE

Comandini 6.5
Se la ride sotto il baffetto, come l'inviato torinista che sfoggia giacche a quadri e cravatte granata nei pomeriggi degli anni 80 e ha una tempra torinese senza essere Fiat. Difende con sapienza, perfino senza grandi sudate, e butta da casa vecchi soprammobili per fare spazio alla Coppa.  CESARE CASTELLOTTI

Manacorda 6.5
Il volto rassicurante delle mediopiccole è un inviato sempre elegante e vestito bene, che decanta squadre come Brescia, Como, Atalanta, e non esce mai dal seminato, come un buon disegnatore non oltrepassa le righe. Ma poi un po' ti dimentichi la sua faccia. MARCO LUCCHINI

Granito 7
Quando si collegava da Firenze non mancava mai di aspirare le c per rimarcare le sue origini, e ricordava quando fu tra i primi a raccontare l'alluvione del 1966, come se fosse stato anche lui un angelo del fango, uno dei più bravi a chiudere ogni spazio quando si rompono gli argini. MARCELLO GIANNINI

Vollera 6
Tiene la sinistra più di un militante comunista dei tempi d'oro, si presta al contrasto e all'attacco come un conduttore di scorta nei momenti critici, con la giacca sempre pronta sull'attaccapanni per andare in onda all'improvviso. FABRIZIO MAFFEI

Pipitone 7
In uno dei più celebri collegamenti, il nostro lascia perdere i successi del suo Genoa e parla della fiera dei fiori che ha invaso la città ligure di profumi e sapori. Inguaribile romantico quando ha palla al piede, non dimentica mai di essere un poeta anche quando deve fare la cronaca dei delitti delle Brigate, naturalmente Rosse. GIORGIO BUBBA

Chiaps 7
Ironico e pungente come nella migliore tradizione napoletana, gioca con generosità facendo suo il motto "so' trasu' e' sicc e m'agg' mis' e chiatt'" e timbra il cartellino con un gol di testa, la specialità della casa. I maccheroni sopra e il parmigiano sotto. LUIGI NECCO

Valenti 6.5
Per anni non si è saputo per che squadra tifasse il timoniere di 90°, a dimostrazione della sua eleganza e della sua sportività. Così Basilio distribuisce il pallone con ordine e ritmo, dando la linea ai suoi inviati come fa il buon conduttore televisivo, padrone di casa che apre la porta col sorriso. PAOLO VALENTI

Pinelli 7*
Giocatore anarchico (sic), ci mette un po' per orientarsi nel centrocampo rosso, ma poi gioca con qualità e freschezza, nonostante denunci una stanchezza che alla sua età non è concessa. LAMBERTO SPOSINI

Russo 6.5
Di solito i baffi imbiancano prima dei capelli, invece a lui accade il contrario e al contrario gioca, meglio come difensore aggiunto che come ala che stavolta ha meno campo per attaccare. Però è sempre nu' piezz' e' pan' ed è buono come uno sfilatino con il salame napoletano. SALVATORE BIAZZO 

Silvestri 7
Difficile farne a meno, anche nelle giornate in cui i colpi di biliardo sono più imprecisi e i tiri da fuori sorvolano di pochissimo la traversa. Ma lui c'è sempre, come quelli che fanno salire il picco d'ascolti qualunque cosa facciano. GIAMPIERO GALEAZZI

Giudice 6.5
Pochi lo sanno, ma lui è stato (ed è ancora, sotto il suo basco naif) un pittore amatoriale, che ha dipinto numerosi quadri astratti e ha esposto le sue opere in gallerie in giro per l'Italia. Poi però lo si ricorda sopratutto per la sua nenia cantilenante che trovò l'apice con lo scudetto storico del Verona di Bagnoli, una cometa che passa una sola volta nella vita, come la sua punizione nel sette. FERRUCCIO GARD


Giraldi 6
Sono mesi che nobilita la fascia con la solerzia e la cura del contadino che arriva nella metropoli e pian piano riesce a annunciare bene tutti i nomi dei giocatori, compresi gli impronunciabili carneadi jugoslavi che gli tolgono il sonno ogni mercoledi pomeriggio.  TONINO CARINO (da ASCOLI)

Cappiello 6
Una volta, il compìto corrispondente della Lombardia disse "Ma il portiere quando gli viene tirato un rigore contro, deve tenere gli occhi aperti? Ma come fa?". Ecco, lui, li tiene aperti e vigili, e di fatto non ha colpe su nessuno dei gol che subisce. GIANNI VASINO

Di Flumeri 6
Macina chilometri su e giù per la fascia sinistra come un camion di frutta lungo il Tavoliere delle Puglie. Ogni tanto si ferma a mangiare un pasticciotto per rinfrescarsi, ma non sfigura come difensore di riporto. FRANCO STRIPPOLI

Pepiciello 6
Fisico e prestanza da inviato nei campi di pozzolana della serie B. Ce lo immaginiamo con la cravatta annodata su una giacca a quadri, e magari degli occhialoni da vista con cui tiene a bada gli avversari con un semplice sguardo. SANTI TRIMBOLI

Isesele 6
Coriaceo nel difendere ogni pallone, azzanna gli avversari come un bolognese farebbe con un piatto di tortellino. Non sbaglia quasi niente ma il bottino alla fine è magro. PIERPAOLO CATTOZZI

Mallimaci 5.5
Isolato sulla fascia come quei giornalisti sardi che caricano le consolanti e parlano in dialetto stretto, amanti della fregola e dei giocatori bassi. Lui di sardo avrebbe voluto le infradito per lasciarsi andare su una spiaggia bianca, invece insegue gli avversari perdendosi alle volte come un topo nel formaggio. ANTONIO CAPITTA

Genovese 6.5
Se la settimana scorsa tutti si fiondavano ad abbracciarlo per festeggiare il suo ritorno in campo, stavolta stanno tutti alla larga, per come protegge il pallone spalle all'avversario e come vive ogni frangente della partita con grande determinazione. ROBERTO SCARDOVA

Di Florio 5.5
Predica un po' nel deserto come un pescatore in mezzo all'Adriatico, si carica sulle spalle la squadra come un mulo sulla Basentana, imbizzarrito quanto basta ma con la verve di Sliskovic negli anni 80. MARIO SANTARELLI

Mancini 6
Meno incisivo che in altre occasioni, accelera con intraprendenza ma quando rientra sul suo piede gli manca il guizzo delle occasioni migliori e finisce con l'essere un po' scolastico, impostato e tiepido. CARLO NESTI

Perosini 5
Gli resta sulla coscienza il pallone strascicato con la suola con cui grazia i Rossi nei primi minuti. Ha lo stesso effetto di una gaffe fuori onda, un bestemmione a microfono aperto, l'erre moscia in diretta tv. ALFREDO LIGUORI

Renzi 7*
Ci era mancato il suo stile, la sua corsa elegante, i suoi tiri di controbalzo. Renzi torna e insegue il pallone come il cronista col panama seguiva l'avvocato Agnelli, per strappargli una battuta prima e dopo ogni partita, mettendogli il microfono sotto al naso. FRANCO COSTA

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