venerdì 9 febbraio 2024

XVII GIORNATA


Allora, ragazzi, le cose stanno così. Dario ha messo le mani avanti e ha detto che non devo parlare di lui, che si aspetta che io racconti di lui sugli sci che guarda la partita. Quindi sono giorni che cerco un'idea carina per raccontare l'ultimo match dei Ringhioz, quello di mercoledi scorso. Però tra tanti pensieri ancora non mi è venuta. Poi succede che la partita finisce uno a zero con gol mio. Apriti cielo. Chi si loda s'imbroda. E poi, proprio quando non c'è lui che mi avrebbe potuto anche fare una pagella decente, per una volta. E quindi niente, eccoci qui. A scrivere di una partita che ha sfiorato il risultato perfetto. Lo zero a zero, che Gianni Brera definiva come la partita senza errori.

Comandini imbarca con sé tutta una serie di volti nuovi e seminuovi, comprese vecchie glorie il cui nome non compariva sul tabellino da anni. Gioca con una sorta di difesa a due, con lui e Pierpaolo Ariano. A seconda dei turni in poi, si alternano a destra Omino e Mallimaci, a sinistra Fabrizio Ariano e Manacorda. Miniati e Romano cuciono il centrocampo, Perosini è la prima punta pur svariando su tutto il fronte d'attacco.

Giraldi risponde con un 3-4-2 più ortodosso. Cammarota portiere fisso, Di Flumeri e Vollera braccetti di difesa, con Pepiciello centrale. In mezzo Chiaps e Izzo si dividono i compiti di battere e levare, mentre il capitano Giraldi e Mancini danno profondità sugli esterni. Prima punta è Giudice, a cui viene chiesto come al solito di cantare e portare la croce.

Il taccuino del cronista non è così pieno di azioni salienti, nonostante una partita combattuta, agonisticamente di buon livello, ricca di contrasti, raddoppi, chiusure. L'occasione più limpida capita ad Omino, liberato solo davanti al portiere da un lancio di Perosini. Ma Cammarota respinge coi piedi. I Rossi collezionano corner su tiri sporchi, ribattute, discese a fondo chiuse dai difensori bianchi non senza qualche affanno. Ma il gol è lontano, almeno quanto il pallone che Mancini a un certo punto spedisce nel parcheggio. Comandini, Ariano, Pepiciello e Di Flumeri giocano una partita accorta sui rispettivi fronti, Giraldi recupera palloni come uno spazzaneve, Romano ghigna su ogni pallone sacrificando le sue caviglie. Manacorda corre felice col passo dello sciatore di fondo, Teddy si ingarbuglia in un alcune situazioni personali e forza il tiro in un paio di occasioni, anche se gli spazi sono praticamente serrati.

E' una partita che può essere decisa da un episodio, così come può restare bloccata su un inedito pareggio a reti bianche, che sarebbe una sorta di unicum nella centenaria storia dei mercoledi Ringhioz. Ma quando manca un quarto d'ora alle docce, Pepiciello disegna un lancio che sorprende la difesa bianca. Greg commette il primo e finora unico errore della sua stagione impeccabile, e si lascia scavalcare. Chiaps vede il pertugio per uno dei suoi inserimenti e gli va alle spalle, credendoci come un ciclista che scatta sul Mortirolo. Protegge il pallone dall'intervento disperato dell'avversario e la piazza nell'angolino con un piatto sinistro di controbalzo. E' il gol che decide la partita. E che decreta la prima sconfitta stagionale di capitan Comandini. Quel che segue è una reazione a testa bassa dei Bianchi, che sfiorano il gol con un destro a giro di Perosini in cui Cammarota si esalta con la mano di richiamo, e con un altro destro di Manacorda respinto dal portiere rosso. Uno a zero, risultato striminzito ma giusto, come una gara di sci decisa per pochi centesimi di secondo.

Al fischio finale, Giraldi gonfia il petto e stringe la mano al capitano avversario, che sfiderà ancora essendo capofila del gruppo degli inseguitori (almeno sette). Tutti insieme appassionatamente, alla caccia della lepre Gregorio, che da oggi forse, ha qualche certezza in meno.

MoM: Pepiciello - Comandini


(Enrico Giraldi, all'inseguimento dell'oro)


ROSSI

Giraldi 6.5

La fascia lo esalta e gli da ancora più benzina del solito. Fa l'esterno destro ma ripiega al centro, è prodigioso sui recuperi al punto che talvolta arriva al tiro stanco. Ma continua nel suo ottimo momento di forma. ALBERTO TOMBA

Cammarota 7.5

Assopito per tutta la gara, dormendo tra due guanciali (a parte una buona parata di piedi su Omino), nel finale dimostra la sua bravura con un volo d'angelo da album delle figurine e con un'altra parata decisiva. DEBORAH COMPAGNONI

Di Flumeri 6.5

L'azione rossa parte spesso dai suoi piedi, e a parte qualche rischioso appoggio per vie centrali, non perde mai la calma in fase di impostazione. In fase difensiva contiene Manacorda con mestiere, chiudendogli gli spazi per le sue proverbiali accelerazioni. PIERO GROS

Pepiciello 7*

E' il totem rosso al centro della difesa. Chiude i varchi senza mai perdere la calma, e regala qualche lancio ben calibrato agli attaccanti rossi. Dal suo piede parte il lancio che diventa l'assist per il gol di Chiaps. GUSTAV THOENI

Vollera 6.5

Braccetto di sinistra con licenza di offendere. Dialoga con Mancini non disdegnando sovrapposizioni interessanti e va al tiro in un paio di occasioni stampando la conclusione sul muro bianco. LINDSEY VONN

Izzo 6

A fine gara, con grande autocritica, manifestava fastidio per il suo precario stato di forma. Se così fosse, allora la sua prestazione sarebbe ulteriormente degna di nota per come si divide tra fase di impostazione e di contenimento. PAOLO DE CHIESA

Chiaps 6.5

Il suo faccione napoletano finisce in copertina quando insacca il gol decisivo, dopo una partita ordinata e senza sbavature, cercando sempre la giocata più semplice e meno rischiosa. MARC GIRARDELLI

Mancini 6

Slalomeggia da par suo sulla fascia sinistra, spesso rientra alla ricerca del tiro ma trova un sipario chiuso come a fine spettacolo. Eppure, il suo sacrificio fatto di corsa e recuperi è prezioso per la squadra. CHRISTIAN GHEDINA

Giudice 6

Ogni tanto sembra un pesce ingarbugliato in una rete fitta e villosa, e si dimena tra un dribbling e l'altro difendendo palla col fiatone, a testa bassa. Non è una giornata di grandi giocate, e si trova suo malgrado a fare sopratutto il lavoro sporco per far salire la squadra. ISOLDE KOSTNER


BIANCHI

Comandini 6.5*

La giuria demoscopica lo ha premiato col MoM per la costanza del suo rendimento difensivo e per una partita in cui non ha disdesnato di mettere il naso fuori la propria metà campo, per proporsi come uomo dell'ultimo passaggio. Ma l'unico errore gli è costato la sconfitta. PIRMIN ZURBRIGGEN

Omino 6.5

Ha i sui piedi la migliore occasione bianca del primo tempo, ma Cammarota gli nega la gioia del gol. Per il resto, prestazione generosa, come un fondista col pizzetto bianco ghiacciato dalla neve. MAURILIO DE ZOLT

Pierpaolo Ariano 6

Sempre attento ed elegante, da la sensazione di non arrivare sul pallone e poi con un lob riesce pure a girarsi e dribblare l'avversario. GIORGIO ROCCA

Fabrizio Ariano 6

Terzino o esterno, si fa notare per pregevoli aperture e per come chiede il triangolo ai compagni. La sensazione è che avrebbe potuto essere sfruttato di più sopratutto come attaccante aggiunto. HERMAN MAIER

Manacorda 6

Non ci hanno restituito la Gioconda, ma dalla Francia è tornato lui. Tirato a lucido e uguale a sé stesso come il ritratto di Dorian Gray. Dategli tempo di entrare in forma e ne riparliamo. PETER RUNGALLDIER

Mallimaci 5.5

Sospeso sulla linea del centrocampo, un po' terzino e un po' ala, ricorda quei momenti in cui si sta guadando un fiume e ci si ferma nel mezzo, troppo lontani per arrivare sull'altra sponda, troppo tardi per tornare indietro. RENATE OBERHOFER

Miniati 5.5

Ancora lontano dalla forma migliore, si perde in una vaghezza tattica che lo porta dall'essere falso nueve a dover ricoprire il ruolo di diga davanti alla difesa. E' un po' sulle nuvole e si scioglie come neve al sole. INGEMAR STENMARK

Romano 6.5

E' il perno del gioco bianco, l'uomo da cui passano tutte le trame di gioco. Spigoloso nei contrasti, ordinato nella manovra, non sempre viene assistito dai compagni. FEDERICA BRIGNONE

Perosini 6

All'esordio segnò quattro gol, record tuttora imbattuto. Stavolta arretra il suo raggio d'azione cercando soprattutto di dialogare coi compagni e va al tiro raramente, ma è sua la conclusione più pericolosa, sventata da Cammarota. WERNER PERATHONER

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